domenica 28 dicembre 2008

E' un vortice

Vorrei sbagliarmi ma l'attuale situazione dell'economia mondiale è simile a un vortice dove tutto si muove verso un unico punto, una grande buco che tutto minaccia di ingoiare.

Il simbolo del vortice mi sembra adatto perchè tutto inizia lentamente ed in modo impercettibile e man mano che arrivano le conferme della consisetnza dei fattori negativi il movimento accelera sempre più velocemente.

Per esempio da almeno 4-5 anni (circa 2003-2004) nella città dove risiedo il comune non aveva più richieste di permessi edilizi. I costruttori si erano già accorti della saturazione del comparto. Ma non potevano certamente fermare le loro attività e le licenze concesse fino a quel momento facevano il loro corso ed un anno o due dopo nasceva il cantiere e dopo un anno o due o tre i palazzi erano in piedi. Le vendite seguivano una parabola più lenta, ritardata, ma nel 2008 è iniziato il loro declino seguito presto anche dal declino dei prezzi.

Tutto questo era precedeuto da anni da una simile evoluzione sul mercato americano dove però nel 2007 è arrivato al punto di rottura un malcostume dei nostri tempi: la sottostima dei rischi finanziari. Non appena i crediti concessi con tanta leggerezza anche a persone non affidabili non erano più sostenuti dall'aumento del valore degli immobili tutto crollò come un castello di carte portato ad altezza esagerata. Da qui i fallimenti nel 2008 di Lehman Bros. passando da AIG fino all'ultimo colpo di Maddoff che lascia un buco da 50 Mrd. di Dollari uguale o superiore al PIL spagnolo del 2008. A tanto in Italia non dovremmo arrivare perchè finanziamenti fino anche al 130 % del valore dell'immobile si sono fatti solo negli ultimi due-tre anni e con più circospezione. Ma in verità nessuno sa quanto il marcio sia diffuso. Certo è che i fondi farciti con certificati fasulli americani sono diffusi anche fra le banche italiane che spesso sono riuscite ad inguaiare grosse comunità publiche (es. enti comunali) scricando il rischio su di loro e meno sui privati.

Quel che più preoccupa è però la situazione di debolezza delle finanze americane che sotto George W. Bush hanno subito lo stress della guerra in Afganistan e poi in Iraq per non menzionare l'ascesa del colosso cinese che ha sommerso il paese di beni a basso prezzo accumulando montagne di surplus anno dopo anno. Il dollaro USA vale oggi intorno a 1,45 quando pochi mesi fa era ancora a 1,27 contro l'euro. Oltre metà dei buoni del tesoro USA sono nelle mani dei cinesi che stanno pertanto diventando l'ago della bilancia ed in pratica i padroni della potenza più forte del mondo. Una potenza con un debito stimato a Natale da fonti private ma attendibili in 14.000 MRD di US$. Questo non vuol dire che il mondo ha già cambiato padrone?

Se aggiungiamo a tutto questo la guerra che ieri è di nuovo esplosa fra Israele ed i palestinesi di Hamas, i venti di guerra fra Pakistan ed India e le tante altgre situazioni incendiarie (vedi Giorgia, Ukraina ecc ecc.) aggiunti al crollo disastroso dei prezzi del greggio che dai US$ 147 a barile del mese di luglio scorso è arrivato a livelli anche sotto i 40 (quaranta) dollari di adesso si capisce perchè i russi a partire da Abramowich (il padrone del Celsea) hanno ridotto la festa di fine anno al lumicino.

Ora dobbiamo-possiamo solo ancora sperare che non ci sia la scintilla che fa scoppiare la superbomba e che all'ultimo momento venga trovata una via pacifica d'uscita per evitare la guerra di tutti contro tutti per ritrovare nuovi assetti, ben diversi, dopo il diradersi dei fumi e delle polveri della battagalia.

martedì 9 dicembre 2008

Finanziamenti pubbici, funzionano?

Gli idealisti dicono di si, la teoria conferma. Faccio un esempio sulla base del quale potete giudicare Voi stessi.

In un certo settore ci chi ha pensato che per internazionalizzare i commerci dei prodotti italiani sia giusto fare pubblicità e promozione all'estero. Informare i mercati internazionali che abbiamo prodotti belli, buoni, sicuri, al prezzo giusto.

I destinatari degli aiuti sono gli operatori che sanno muoversi all'estero e dunque cooperative di produttori, meglio se di secondo grado, Società di capitali specializzate nella lavorazione e nella commercializzazione all'estero, società import-export.

A disposizine sono i vari media: TV, Radio, Stampa, Internet. Per lanciare messaggi positivi ed accattivanti essi hanno bisogno di idee, immagini e messaggi. Dunque di professionisti preparati per questo compito. Gente che ha studiato scienze della comunicazione ma anche le lingue.

Quando vai a proporre tutte queste belle cose dove credi siano confluite le tue, le nostre tasse e dove i teorici dell'attività del pubblico elaborano le loro strategie ti accorgi che prima di tutto questi denari devono servire a mettere in risalto i politici e procurare loro sempre più voti in Italia. E' dunque importante che ci siano messaggi ben visibili e/o udibili in Italia (poco interessa che facciano rumore all'estero perchè generano poca eco nel nostro paese).

E noi che con grande impegno offriamo mezzi specializzati sull'estero ci chiediamo: cosa ci stiamo a fare???? I privati non investono perchè devono pagare troppe tasse, il pubblico non li investe perchè deve mantenere in vita il carrozzone politico. Convinciamoci, arrendiamoci! In attesa del grande tonfo che potrà un giorno rimescolare tutte le carte.

martedì 26 agosto 2008

Cereali: il boom del raccolto non interessa

Su 24 ORE - AGRISOLE del 22-28 agosto 2008 si legge in prima pagina un grande titolo: GRANO DURO, RACCOLTI BOOM + 45 %.

E' una buona notizia per tutti, per i produttori ma anche per i consumatori. Ma sono convinto che ne i grandi quotidiani ne i TG televisi riprenderanno la notizia con la giusta enfasi. A loro interessa solo il disastro, interessa solo lo scandalo.

Ma la gente comune sa leggere lo stesso, anche fra le righe e capirà che ancora non tutto è perduto.

Sarebbe solo importante che con serietà i media seguissero l'andamento dei prezzi sottolinenadolo se e quando e di quanto cala. Perchè i grandi scandali sono questi: quando le materie prime aumentano i prezzi aumentano in proporzione e subito. Quando calano questo succede in modo troppo soft con la speranza degli addetti ai lavori che a tutto ci si abitua.

lunedì 25 agosto 2008

Produttori agricoli con le pinze

Comprare presso il produttore richiede perizia e mestiere. Per lui ogni prodotto, che sia un frutto oppure un animale è come un figlio: sono tutti e comunque sempre buoni. Non gli sembra neanche che una cosa malformata, malnutrita o poco dolce non meriti il massimo di rispetto ed dunque anche un prezzo rispettabile. Un compratore privato ha poche competenze per guidicare la qualità e la sua buona fede viene troppo spesso mal ripagata.

Un altro aspetto è quello di voler comunque salvare un prodotto, anche se le regole lo vieterebbero. Ecco che piuttosto che perdere la produzione di fragole biologiche che stanno marcendo causa eccessiva umidità salvata con il Benlate (un fungicida vietato nel mondo pulito del biologico), ecco perchè un maialino viene curato con medicine non ammesse perchè non deve assolutamente morire. Sul mercato però lo troveremo facilmente nello scafale del sbagliato.

Qui arrivo alla terza negatività: il contadino pensa poco al consumatore e molto al proprio portafoglio. Dove può inganna il compratore, spesso con l'aiuto anche del piccolo dettagliante. Due sono i controlli che lui e la filiera rispettano veramente, perchè fatti con metodo: quello del grande supermercato e quello dell'importatore estero. I supermercati con migliaia di negozi non possono rischiare la gogna mediatica per un prodotto trovato ingannevole da un consumatore (categoria, calibro, provenienza, metodo di coltivazione o allevamento, eccesso di residui chimici), i mercati esteri sono spesso esigenti e pignoli ed in caso di rifiuto i danni sono enormi.

Mi è venuta l'idea di scrivere queste righe quando stamattina ho appreso la notizia fresca fresca che GREENPEACE INTERNATIONAL ha trovato anche su prodotti ortofrutticoli tedeschi ben 59 tracce di altrettanti pesticidi illegali in quel paese come nel resto dell'U.E. I tre quarti sarebbero innoqui per l'essere umano ma ne restano abbastanza per allarmarci. Credo che episodi del genere siano più facili da trovare in Germania perchè non sono esportatori abituali di prodotti ortofrutticoli come gli italiani. Ci sono pertanto meno controlli ed anche i supermercati tedeschi sono conosciuti per guardare sopratutto il prezzo chiudendo delle volte anche due occhi su tutto il resto. E questo è un punto a favore dei prodotti italiani se comprati in Italia da un dettagliante di fiducia.

Ultima cosa da considerare è il fatto che un produttore che per la sua bravura generale riesce a farsi una clientela fedele finirà per non avere sempre abbastanza merce propria per soddisfare tutti. In quasi tutti quei casi il produttore finisce per diventare, per un suo tornaconto, un commerciante comprando la stessa merce presso altri, magari anche solo dai vicini, non dichiarandola come merce che sfugge al suo controllo.

venerdì 27 giugno 2008

Apprendista - ti metto in regola io

Che bella notizia: mio nipote che ha frequentato quest'anno la seconda media superiore con profitto chiede di poter lavorare nella nostra azienda. Suo padre, AD nella stessa azienda è d'accordo e lo porta in ditta con se ogni giorno.

Si decide di dargli 500 euro al mese di metterlo in regola. Tutto questo due giorni prima del primo giorno di lavoro. Un lunedì il ragazzo arriva e gli viene assegnata una postazione attrezzata ed un lavoro specifico: tentare di adattare il sistema qualità già esistente in un'altra ditta a quella per la quale deve lavorare.

Il ragazzo è sveglio e sopratutto sa navigare in Internet come pochi alla sua età ma anche come pochi in ufficio. Dunque tutto a posto?? Magari, perché adesso bisogna pur metterlo in regola. In seguito a una conversazione con il consulenze del lavoro sappiamo come muoverci all'interno dei regolamenti: Impariamo che il minimo che si deve elargire per uno che non sa niente (al massimo inserire dei dati nella database) sono € 930.- lordi che corrispondono a circa euro 630.- netti. Già questo cozza con il nostro modo di pensare.

Ma poi ci sono tutti gli adempimenti: Per il giovedì della prima settimana prendiamo un appuntamento con il medico della ditta per l'obbligatoria visita medica (per un ragazzo 16enne che a casa è sempre sotto controllo e che deve lavorare seduto su una sedia davanti al computer) che però per vari motivi slitta due tre volte: Si deve far coincidere l'orario con le esigenze del medico e di chi accompagna il candidato in macchina perché non esistono mezzi pubblici ad hoc. La visita verrà finalmente fatta all'inizio della settimana seguente. Tutto a posto e contenti tutti (tranne la ditta che ha dovuto sborsare euro 80.-.

Nel frattempo si è avviata la pratica della scuola che deve rilasciare un certificato che conferma che il candidato ha frequentato la scuola per totale 10 anni. Cosa da niente?? Sarebbe troppo bello. La scuola si prende 3-4 giorni perché ci sono anche gli esami di maturità e tante altre cose che intasano i gangli dell'amministrazione.

Nel frattempo il consulente ricorda che ha bisogno anche del Codice Fiscale e questo il ragazzo stesso, con un immediato accesso al sito preposto lo identifica. E dunque siamo pronti per dare l'ordine della messa in regola.

Ma alt! da giorni, a mia insaputa la famiglia aveva deciso che il ragazzo doveva fare almeno una settimana di ferie al mare e così domani sabato parte per tornare solo il lunedì della settimana dopo. Ecco così con grande gioia speriamo di poterlo accogliere in pompa magna con tutti i crismi della legge a posto al 22mo giorno del suo arrivo in ditta.

Sono così passate tre settimane nelle quali il ragazzo ha fatto quello che ci eravamo prefissi, ma chi sapeva che non era in regola non stava tranquillo. E se per venire in ufficio con papà succedeva un piccolo tamponamento?? Se un controllo improvviso coglieva tutti in castagna??

E così mi sono deciso a descrivere qui questa piccola odissea, una tipica situazione all'italiana, che dimostra che per persone con normale buonsenso è impossibile rispettare la legge alla lettera e che perciò un imprenditore è sempre sotto tiro e sempre con la spada di Damocle sospesa sopra la testa, con minacce di procedimenti anche penali. Di controlli ce ne sono pochi ma se fa comodo a qualcuno è certo di trovare sempre la scusa per mettere in castagna chiunque!!

domenica 22 giugno 2008

ESSELUNGA si decide?

Esselunga a Mercadona Supermercados? Nel Web Ci sono notizie che indicano il futuro destino di Essselunga nelle mani di questo fenomeno spagnolo. Secondo il mio parere tutto va bene purchè non finisca nelle grinfie di COOP Italia.

Conosco bene, per motivi di lavoro, i supermercati Europei ed in special modo quelli inglesi e vedo che c'è un abbisso che purtroppo continuerà ad aggravarsi. Il sistema delle cooperative in generale non è più in grado di reggere la concorrenza internazionale, globale di un mercato liberalizzato e sarebbe già nelle condizioni di Alitalia senza i privilegi che nel nostro paese ancora oggi sono accordati per ragioni storiche ed inoltre politiche a questo sistema.

Ci siamo mai chiesti perchè il più grande supermercato italiano non si espande all'estero, per esempio nei paesi dell'est Europeo che lo aspetterebbe a braccia aperte?

Al contrario, facciamo di tutto per spalancare le porte a francesi, austriaci, tedeschi sia super che discount. Si trovano molto bene perchè la COOP tiene alti i prezziinsieme ai guadagni per chi si sa gestire.

domenica 15 giugno 2008

La Tuchia deve aspettare

Il referendum sull'accettazione da parte dell'Irlanda della versione di Lisbona dei nuovi regolamenti della U.E. è stato quasi ingorato in Italia ma l'esito negativo ha provocato in tutt'Europa un ondata di commenti.

Vorrei fare il mio ragionamento personale perchè nonostante mi sembri quello più semplice non l'ho letto da nessuna parte.

Premesso che non si può ignorare il malessere di una certa parte di cittadini irlandesi ma anche di una parte di cittadini di tanti altri paesi (vedi la Lega Nord in Italia) e premesso anche che comunque una U.E esistente ma ormai ingovernabiole vuole riorganizzata, premesso tutto questo mi sembra lampante che è stata messa troppa carne al fuoco.

Troppi paesi sono stati accolti in troppo poco tempo e questo ha creato egoismi ed insicurezza dilagante fra i ceti più deboli ed i meno aperti al cambiamento. Se questo è successo accogliendo circa 80 milioni di europei cristiani, (polacchi sloveni, lituani, rumeni ecc) come può non causare uno sconquasso l'ingresso ipotizzato fra breve di 80 milioni di turchi quasi tutti figli di Allah?

Proporrei un referendum nell'Europa dei 27 per appurare se la maggioranza degli elettori è pro o contro l'arrivo della nazione turca (pur meritevole ed interessante per tanti versi) e per trovare un modo elegante per dire ai turchi che (in caso di vittoria dei no) dovranno avere pazienza finchè i tempi non sono maturi.

Credo che si tratterebbe solo di applicare la normale dose di buonsenso di cui è dotata la maggioranza di noi tutti.

martedì 3 giugno 2008

Razionamento

Per chi come me ricorda le cartelle distribuite dal governo negli ultimi anni della seconda guerra mondiale la parola RAZIONAMENTO provoca sgomento. Capisco che la Walmart e Tesco, i due supermercati simbolo per gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, svolgono questa azione in ben altro contesto. Già vent'anni fa si sentiva dire che commercianti al dettaglio cercavano di accapparrarsi grandi quantitativi di merce vendute a sottocosto per una promozione da un supermercato perchè all'ingrosso non trovava la stessa qualità allo stesso prezzo.

Ma come al solito queste notizie sono un campanello d'allarme e scrivo queste righe mentre a Roma si svolge la conferenza mondiale della FAO il giorno 3 giugno 2008. Ci deve essere un ripensamento generale delle problematiche collegate con i prodotti alimentari. Dobbiamo tutti accettare l'idea che al primo posto dell'agenda economica e politica dobbiamo mettere l'alimentazione sufficiente per tutti gli esseri viventi della terra.

La siccità al momento è solo una parte del problema. Altre sono le cause aggravanti vedi le sovvenzioni alle produzioni agricole nei paesi ricchi, vedi la politica dello sviluppo dei biocarburanti, degli OGM ecc.

Solo perchè il mondo progredito deve correre non possiamo lasciare per strada chi non ha le doti per correre. Mi sembra di capire che siamo di fronte allo stesso problema che vediamo a casa nostra: aziende agricole troppo piccole non possono più produrre con logiche di mercato. Dalle nostre parti gli addetti in agricolura sono ancora l'8 percento? Diciamo che sono troppi perchè in America rappresetano il 3 perceto. Ma nei paesi in via di sviluppo qual è questa percentuale? Dovremo lasciar loro il tempo di crescere e nel frattempo sostenere il loro sviluppo agricolo ritardando certe tecniche moderne, ottime per il mercato ma assassine per l'uomo meno privilegiato.

lunedì 3 marzo 2008

Berlusconi copia programma (prodotti agricoli ecc.)

Bisogna leggere i programmi elettorali in dettaglio per capire il retropensiero dei nostri rappresentanti politici. Al punto A/5 cioè Prima Missione Rilanciare lo Sviluppo, punto numero 5 Berlusconi scrive testualmente "... riduzione dei passaggi dal campo alla tavola dei prodotti agricoli, diffusione dei mercati gestiti direttamente dai produttori agricoli".

Esattamente come Pecoraro Scanio, D'Alemanno e De Castro. Bella trovata, grande ingegno. Ma chi hanno chiamato come consulenti? I produttori? Sono essi i depositari delle tecniche di marketing? Ma se la U.E. insieme ai nostri governi di Roma finanziano da 3 decenni queste politiche senza avere ottenuto risultati è saggio continuare su questa strada?

Non sarebbe meglio interpellare i professionisti del commercio internazionale? Purtroppo non lo fanno perchè hanno paura di attirarsi le ire dei produttori e perchè hanno paura di perdere le leve di potere insite nel gestire tanti soldi in cambio di tanti voti.

Ma mai dire mai, in fondo al baratro cè sempre chi si ricorda che ci sono altre teorie e verrà il giorno dove qualuno proporrà di studiare il sistema olandese che è leader in Europa ed nel mondo nel approvvigionare mille mercati con l'aiuto di mille società import-export specializzate nel campo ortofrutticolo e non solo.

Finchè il produttore non torna a collaborare con il commercio per coprire ogni angolo del mondo con ortofrutta italiana di qualità, il made in Italy non avrà il sostegno adeguato a risolvere i problemi nati dalla mancanza di consumi nella vecchia Europa.. Quando lo stato smetterà di finanzizare gli uffici commeriaciali delle cooperative agricole con i soldi pagati anche con le tassse dei pochi professionisti della commercializzazione ortofrutticola sopravissuti, quando darà all'impresa commerciale la stessa dignità e lo stesso status che dà al produttore associato quando si tratta di ricerca di mercato, di promozione e di vendita, quello sarà il momento dove la produzione attuale non basterà per soddisfare a condizioni di concorrenza la domanda internazionale e d'oltremare. Ma bisogna convincere della bontà di questa teoria chi domani dovrà impostare ex novo le politiche della riconquista italiana dei mercati.

giovedì 21 febbraio 2008

Commercio ed Export Ortofrutta Italiana nel Mondo

Lettera aperta al nuovo presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli,

Vorrei informarla che in Italia, nel comparto ortofrutticolo, il commercio internazionale vero si è atrofizzato completamente causa 30 anni di politiche governative, tutte uguali, che miravano e tutt’ora mirano a consegnare la commercializzazione, anche quella internazionale, ai produttori ortofrutticoli. Questo perché la teoria ufficiale è che per piazzare meglio e pertanto con più margine i loro prodotti i produttori devono aggregarsi per saltare gli intermediari parasittari. "Dalla produzione al consumo" è la divisa.

Ma se questa teoria poteva affascinare davvero tanti anni fa la pratica pluridecennale ha dimostrato che nonostante grandi finanziamenti e sperperi di ogni genere la situazione dei produttori non è per niente migliorata, anzi è peggiorata perché adesso spesso non realizzano neanche i costi di produzione e gli investimenti in ettari si riducono (vedi cifre del CSO -Centro Servizi Ortofrutticoli - di Ferrara pubblicate ieri sotto la presidenza del Cav. Paolo Bruni.). C’è una logica perché i produttori per loro natura sono orientati al prodotto e non al mercato come invece le moderne tecniche di Marketing richiederebbero.

Un nuovo governo dovrebbe prendere atto di questa situazione e cambiare radicalmente strada. Ci deve essere di nuovo posto per commercianti professionisti, per ditte import-export che sanno muoversi sui mercati oggi globali o mondiali ed ancora ne sopravvivono di ottimi anche in questo paese. Loro sanno rischiare quando è il momento e non dormono quando ci sono nuovi mercati come per esempio quello USA che da anni aspetta che i funzionari del MIPAAF definiscano gli accordi tecnici fitosanitari necessari con il relativo Ministero statunitense.

domenica 27 gennaio 2008

Roba da cani

In occasione di M@rca, evento fieristico svoltosi nei giorni 17 e 18 gennaio a Bologna, la A.D.M. Associazione Distribuzione Moderna, rappresentata dal Consigliere delegato Paolo Fregosi ha premiato la l'innovazione più rilevante degli ultimi 12 mesi nel compoarto FOOD. In assenza di buone idee da parte delle industrie alimentari per l'uomo il premio è stato assegnato a una succulenta miscela di mangime per cani marchiata Effeffe Petfood (vedere http://www.effeffe.com/.) Mitiga lo scandalo solo il fatto che il premio è andato alla confezione innovativa e non al prodotto alimentare. Forse anche perchè nessuno ha avuto il coraggio di assaggiarlo

Gestire così la crisi dell'ortofrutta italiana?

In data 18 gennaio, al SOFRESH di Bologna, interessantissimo evento fiera animato dalla partecipazione attiva di tutte le insegne della GDO, è venuto alla luce del sole quanto da decenni maturava: una impostazione product oriented dell’analisi delle difficoltà del settore ortofrutticolo italiano.

Se mai era possibile questa situazione è adesso aggravata dal fatto che neanche i cattedratici chiamati in aiuto dalle organizzazioni dei produttori e dalle autorità preposte sono stati capaci di inquadrare il settore nel suo insieme e cioè produzione e commercializzazione.

Un workshop, onorato anche dalla presenza dell'ex ministro De Castro, intitolato “Un modello operativo per affrontare le situazioni di crisi e valorizzare l’ortofrutta italiana" organizzato per presentare e discutere tesi atte a risolverle ha ospitato due relazioni introduttive. Intorno al tavolo della discussione ha visto la partecipazione, davanti a un folto pubblico di esperti, da un lato degli studiosi dell’università di Parma e dell’agenzia S.G. Marketing Alimentare e dall’altro rappresentanti dei più titolati enti di marketing ortofrutticolo delle cooperative di produttori e di supermercati di prim’ordine. Solo alcuni nomi: Apo Conerpo, VOG , COOP Italia, Auchan ecc.

La prima relazione presentata dal Prof. Corrado Giacomini ha descritto il quadro nel quale collocare la teoria della relazione esposta subito dopo. In pratica Giacomini non ha fatto altro che spiegare l’iter pratico del regolamento 1580/2007 che è alla base della nuova OCM (organizzazione comune di mercato dell’U.E.) con qualche proposta di miglioramento di quest’ultima

La seconda relazione invece aveva un traguardo ben più nobile che dava il titolo all’evento. Si trattava cioè di un lavoro mastodontico che elencava con perfetto ordine e nei minimi dettagli quanto negli ultimi due decenni era stato suggerito con più o meno coerenza da varie parti rafforzato da una pressante richiesta di coinvolgimento della GDO italiana.

Per chi volesse esaminare il documento lo troverà fra poco sul sito http://www.sgmarketing.it/. Fra gli spunti principali si potrà evincere che il reparto ortofrutta è decisivo per la GDO, che è bene sviluppare sempre di più i marchi, che è strategico aumentare i servizi ed altre cose più o meno ovvie.

Quel che salta agli occhi a uno come me, abituato a vedere il panorama a 360 gradi è che viene ignorata completamente, come del resto da tutta la politica ufficiale degli ultimi decenni il fatto che esista anche il commercio. Nella foga di accorciare la filiera e di eliminare “l’intermediazione parassitaira” a nessuno viene mai in mente di chiedersi se tecnicamente il produttore è il migliore commercializzatore di un assortimento così vasto e con tanti sbocchi possibili.

Non sarebbe il caso di ricordarsi che i mercati internazionali sono stati aperti al prodotto italiano da commercianti professionisti e che questo know how non è ancora del tutto assopito? A nessuno salta agli occhi che dovunque si vada olandesi sono sempre arrivati prima con una miriade di piccole e grandi aziende import-export agguerrite? Tutti ormai affermano che l’Italia può progredire solo se apre mercati nuovi e che ne ha i titoli e l’immagine. Non sarebbe il caso di domandarsi il perché dell’inaridimento di questo importante canale di vendita e il come stimolarlo ex novo?