domenica 27 gennaio 2008
Roba da cani
In occasione di M@rca, evento fieristico svoltosi nei giorni 17 e 18 gennaio a Bologna, la A.D.M. Associazione Distribuzione Moderna, rappresentata dal Consigliere delegato Paolo Fregosi ha premiato la l'innovazione più rilevante degli ultimi 12 mesi nel compoarto FOOD. In assenza di buone idee da parte delle industrie alimentari per l'uomo il premio è stato assegnato a una succulenta miscela di mangime per cani marchiata Effeffe Petfood (vedere http://www.effeffe.com/.) Mitiga lo scandalo solo il fatto che il premio è andato alla confezione innovativa e non al prodotto alimentare. Forse anche perchè nessuno ha avuto il coraggio di assaggiarlo
Gestire così la crisi dell'ortofrutta italiana?
In data 18 gennaio, al SOFRESH di Bologna, interessantissimo evento fiera animato dalla partecipazione attiva di tutte le insegne della GDO, è venuto alla luce del sole quanto da decenni maturava: una impostazione product oriented dell’analisi delle difficoltà del settore ortofrutticolo italiano.
Se mai era possibile questa situazione è adesso aggravata dal fatto che neanche i cattedratici chiamati in aiuto dalle organizzazioni dei produttori e dalle autorità preposte sono stati capaci di inquadrare il settore nel suo insieme e cioè produzione e commercializzazione.
Un workshop, onorato anche dalla presenza dell'ex ministro De Castro, intitolato “Un modello operativo per affrontare le situazioni di crisi e valorizzare l’ortofrutta italiana" organizzato per presentare e discutere tesi atte a risolverle ha ospitato due relazioni introduttive. Intorno al tavolo della discussione ha visto la partecipazione, davanti a un folto pubblico di esperti, da un lato degli studiosi dell’università di Parma e dell’agenzia S.G. Marketing Alimentare e dall’altro rappresentanti dei più titolati enti di marketing ortofrutticolo delle cooperative di produttori e di supermercati di prim’ordine. Solo alcuni nomi: Apo Conerpo, VOG , COOP Italia, Auchan ecc.
La prima relazione presentata dal Prof. Corrado Giacomini ha descritto il quadro nel quale collocare la teoria della relazione esposta subito dopo. In pratica Giacomini non ha fatto altro che spiegare l’iter pratico del regolamento 1580/2007 che è alla base della nuova OCM (organizzazione comune di mercato dell’U.E.) con qualche proposta di miglioramento di quest’ultima
La seconda relazione invece aveva un traguardo ben più nobile che dava il titolo all’evento. Si trattava cioè di un lavoro mastodontico che elencava con perfetto ordine e nei minimi dettagli quanto negli ultimi due decenni era stato suggerito con più o meno coerenza da varie parti rafforzato da una pressante richiesta di coinvolgimento della GDO italiana.
Per chi volesse esaminare il documento lo troverà fra poco sul sito http://www.sgmarketing.it/. Fra gli spunti principali si potrà evincere che il reparto ortofrutta è decisivo per la GDO, che è bene sviluppare sempre di più i marchi, che è strategico aumentare i servizi ed altre cose più o meno ovvie.
Quel che salta agli occhi a uno come me, abituato a vedere il panorama a 360 gradi è che viene ignorata completamente, come del resto da tutta la politica ufficiale degli ultimi decenni il fatto che esista anche il commercio. Nella foga di accorciare la filiera e di eliminare “l’intermediazione parassitaira” a nessuno viene mai in mente di chiedersi se tecnicamente il produttore è il migliore commercializzatore di un assortimento così vasto e con tanti sbocchi possibili.
Non sarebbe il caso di ricordarsi che i mercati internazionali sono stati aperti al prodotto italiano da commercianti professionisti e che questo know how non è ancora del tutto assopito? A nessuno salta agli occhi che dovunque si vada olandesi sono sempre arrivati prima con una miriade di piccole e grandi aziende import-export agguerrite? Tutti ormai affermano che l’Italia può progredire solo se apre mercati nuovi e che ne ha i titoli e l’immagine. Non sarebbe il caso di domandarsi il perché dell’inaridimento di questo importante canale di vendita e il come stimolarlo ex novo?
Se mai era possibile questa situazione è adesso aggravata dal fatto che neanche i cattedratici chiamati in aiuto dalle organizzazioni dei produttori e dalle autorità preposte sono stati capaci di inquadrare il settore nel suo insieme e cioè produzione e commercializzazione.
Un workshop, onorato anche dalla presenza dell'ex ministro De Castro, intitolato “Un modello operativo per affrontare le situazioni di crisi e valorizzare l’ortofrutta italiana" organizzato per presentare e discutere tesi atte a risolverle ha ospitato due relazioni introduttive. Intorno al tavolo della discussione ha visto la partecipazione, davanti a un folto pubblico di esperti, da un lato degli studiosi dell’università di Parma e dell’agenzia S.G. Marketing Alimentare e dall’altro rappresentanti dei più titolati enti di marketing ortofrutticolo delle cooperative di produttori e di supermercati di prim’ordine. Solo alcuni nomi: Apo Conerpo, VOG , COOP Italia, Auchan ecc.
La prima relazione presentata dal Prof. Corrado Giacomini ha descritto il quadro nel quale collocare la teoria della relazione esposta subito dopo. In pratica Giacomini non ha fatto altro che spiegare l’iter pratico del regolamento 1580/2007 che è alla base della nuova OCM (organizzazione comune di mercato dell’U.E.) con qualche proposta di miglioramento di quest’ultima
La seconda relazione invece aveva un traguardo ben più nobile che dava il titolo all’evento. Si trattava cioè di un lavoro mastodontico che elencava con perfetto ordine e nei minimi dettagli quanto negli ultimi due decenni era stato suggerito con più o meno coerenza da varie parti rafforzato da una pressante richiesta di coinvolgimento della GDO italiana.
Per chi volesse esaminare il documento lo troverà fra poco sul sito http://www.sgmarketing.it/. Fra gli spunti principali si potrà evincere che il reparto ortofrutta è decisivo per la GDO, che è bene sviluppare sempre di più i marchi, che è strategico aumentare i servizi ed altre cose più o meno ovvie.
Quel che salta agli occhi a uno come me, abituato a vedere il panorama a 360 gradi è che viene ignorata completamente, come del resto da tutta la politica ufficiale degli ultimi decenni il fatto che esista anche il commercio. Nella foga di accorciare la filiera e di eliminare “l’intermediazione parassitaira” a nessuno viene mai in mente di chiedersi se tecnicamente il produttore è il migliore commercializzatore di un assortimento così vasto e con tanti sbocchi possibili.
Non sarebbe il caso di ricordarsi che i mercati internazionali sono stati aperti al prodotto italiano da commercianti professionisti e che questo know how non è ancora del tutto assopito? A nessuno salta agli occhi che dovunque si vada olandesi sono sempre arrivati prima con una miriade di piccole e grandi aziende import-export agguerrite? Tutti ormai affermano che l’Italia può progredire solo se apre mercati nuovi e che ne ha i titoli e l’immagine. Non sarebbe il caso di domandarsi il perché dell’inaridimento di questo importante canale di vendita e il come stimolarlo ex novo?
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