Lettera aperta al nuovo presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli,
Vorrei informarla che in Italia, nel comparto ortofrutticolo, il commercio internazionale vero si è atrofizzato completamente causa 30 anni di politiche governative, tutte uguali, che miravano e tutt’ora mirano a consegnare la commercializzazione, anche quella internazionale, ai produttori ortofrutticoli. Questo perché la teoria ufficiale è che per piazzare meglio e pertanto con più margine i loro prodotti i produttori devono aggregarsi per saltare gli intermediari parasittari. "Dalla produzione al consumo" è la divisa.
Ma se questa teoria poteva affascinare davvero tanti anni fa la pratica pluridecennale ha dimostrato che nonostante grandi finanziamenti e sperperi di ogni genere la situazione dei produttori non è per niente migliorata, anzi è peggiorata perché adesso spesso non realizzano neanche i costi di produzione e gli investimenti in ettari si riducono (vedi cifre del CSO -Centro Servizi Ortofrutticoli - di Ferrara pubblicate ieri sotto la presidenza del Cav. Paolo Bruni.). C’è una logica perché i produttori per loro natura sono orientati al prodotto e non al mercato come invece le moderne tecniche di Marketing richiederebbero.
Un nuovo governo dovrebbe prendere atto di questa situazione e cambiare radicalmente strada. Ci deve essere di nuovo posto per commercianti professionisti, per ditte import-export che sanno muoversi sui mercati oggi globali o mondiali ed ancora ne sopravvivono di ottimi anche in questo paese. Loro sanno rischiare quando è il momento e non dormono quando ci sono nuovi mercati come per esempio quello USA che da anni aspetta che i funzionari del MIPAAF definiscano gli accordi tecnici fitosanitari necessari con il relativo Ministero statunitense.
giovedì 21 febbraio 2008
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