giovedì 21 febbraio 2008

Commercio ed Export Ortofrutta Italiana nel Mondo

Lettera aperta al nuovo presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli,

Vorrei informarla che in Italia, nel comparto ortofrutticolo, il commercio internazionale vero si è atrofizzato completamente causa 30 anni di politiche governative, tutte uguali, che miravano e tutt’ora mirano a consegnare la commercializzazione, anche quella internazionale, ai produttori ortofrutticoli. Questo perché la teoria ufficiale è che per piazzare meglio e pertanto con più margine i loro prodotti i produttori devono aggregarsi per saltare gli intermediari parasittari. "Dalla produzione al consumo" è la divisa.

Ma se questa teoria poteva affascinare davvero tanti anni fa la pratica pluridecennale ha dimostrato che nonostante grandi finanziamenti e sperperi di ogni genere la situazione dei produttori non è per niente migliorata, anzi è peggiorata perché adesso spesso non realizzano neanche i costi di produzione e gli investimenti in ettari si riducono (vedi cifre del CSO -Centro Servizi Ortofrutticoli - di Ferrara pubblicate ieri sotto la presidenza del Cav. Paolo Bruni.). C’è una logica perché i produttori per loro natura sono orientati al prodotto e non al mercato come invece le moderne tecniche di Marketing richiederebbero.

Un nuovo governo dovrebbe prendere atto di questa situazione e cambiare radicalmente strada. Ci deve essere di nuovo posto per commercianti professionisti, per ditte import-export che sanno muoversi sui mercati oggi globali o mondiali ed ancora ne sopravvivono di ottimi anche in questo paese. Loro sanno rischiare quando è il momento e non dormono quando ci sono nuovi mercati come per esempio quello USA che da anni aspetta che i funzionari del MIPAAF definiscano gli accordi tecnici fitosanitari necessari con il relativo Ministero statunitense.