Chi crede che le cattedrali nel deserto esistono solo nel sud d'Italia si sbaglia: una delle più grandi la si trova a Bologna appena oltre la tangenziale. Si tratta del "nuovo" centro agroalimentare che però è imperniato sopratutto sul mercato ortofrutticolo. E' una struttuare talmente megalomane da lasciare allibito che entra in macchina. Se poi abbandona la macchina per fare certi tratti a piedi viene assalito dall'angoscia perchè le distanze da un luogo all'altro sono sperdute. Per fortuna che gli uffici amministrativi si trovano al centro di una Vu il che facilita il compito del direttore ma mette a dura prova i compratori che per fare il giro di tutti i posteggi di un mercato che serve una città di neanche mezzo miliione di abitante fa quasi tanta strada come il suo collega di Parigi che rappresenta dieci volte quel numero, cioò 4-5 milioni.
Se qualcuno dice che Bologna serve le regioni che stano entro i 100-200 KM si può rispondere che Parigi in altrettanta distanza arriva a 15 milioni di bocche.
Quel che più fa rabbia è che il deserto che oggi uno si trova davanti (perchè la struttura e largamente sottoutilizzata) era completamente prevedibile al momento della progettazione del mercato. Già la legge che finanziava i mercati ortofrutticoli nuovi era fuori dalla storia nel 1993. Ancora di più la realizzazione di strutture così importanti ed impegantive oltre che costose, era una follia totale
nel 1998 quando l'amministrazione comunale di Bologna iniziò lo studio. Le resistenze dei commercianti e commissionari era infatti vivacissima.
Ma faceva gola la zona, molto centrale, del vecchio mercato ortofrutticolo che ormai si trovava in una zona piuttsto centrale e appettitevole. Dopo anni di degrado e di invasione di gentaglia di ogni tipo da quelle parti sta nascendo infatti la zona dirigenzizale dell'amministrazione locale.
Dal momento della progettazione fino ad oggi, come ogni studio serio avrebbe previsto con molto anticipo, il quantitativo che transita per il mercato è calato dai 4 milioni di quintali a 3 milioni di quintali. Un calo di 5.000 bilici all'anno che mancano per rendere meno gravosa la gestione del mercato che comunque sarebbe stata in deficit anche con il quantitativo originale di 20.000 bilici l'anno.
Hanno dunque sbagliato sia il legislatore come anche il comune di Bologna. Ma a nessuno interessa la redditività di un investimento pubblico, almeno non in Emilia Romagna con la sua amministrazione rossa. Dico questo perchè anche in altre città (vedi Verona, Torino, Padova ecc), con l'incentivo della legge e dei finanziamenti dello stato, sono sorti in seguito nuovi mercati. Ma tutti più ragionati, più funzionali, meno megalattici. A Bologna il buco finanziario aperto da questa amministrazione sarebbe una voragine se non si fosse intervenuto dall'alto trasformando tutta l'area enorme intorno al mercato in terreno fabbricabile. Con questo escamotage almeno parte del disastro viene mitigato e senz'altro chi ne approfitta sono i soliti amici degli amici. Chi perde lo sappiamo: il contribuente operoso ed onesto!
martedì 24 febbraio 2009
domenica 22 febbraio 2009
Una presa in giro
Osservo direttamente sul punto vendita sia i supermercati che il dettaglio tradizionale nei negozi e nei mercatini. Almeno per quel che riguarda la frutta prendono in giro i consumatori.
Mi spiego con due situazioni estreme ma significative:
1) La qualità offerta rimane invariata sia nella provenienza, nella selezione come nei calibri ma anche il prezzo rimane invariato nonostante i costi di acquisto inferiori in tanti casi.
2) Il prezzo cala ma la qualità cala più del prezzo. Si arriva ad offrire merce quasi scandalosa, piccola, invecchiata, grandinata ed ammaccata, immatura o stramatura.
Con queste tecniche non si fa promozione e non si migliora le vendite. Si innervosisce il compratore e lo si allontana dai prodotti freschi. In questo settore non si capisce e non si studia neanche la mentalità del consumatore il quale non desidera altro che un rapporto più chiaro fra domanda ed offerta.
Perchè mai si fanno sconti veri? Stesso prodotto a prezzo inferiori, oppure prezzo inferiore insieme a qualità inferiore ma con la spiegazione del perchè e delle ragioni?
Troppa è ancora la diffidenza della gente nei confronti del commerciante visto quasi sempre come speculatore. Perchè non è così il rapporto con il produttore il quale pure non regala mai niente?
Mi spiego con due situazioni estreme ma significative:
1) La qualità offerta rimane invariata sia nella provenienza, nella selezione come nei calibri ma anche il prezzo rimane invariato nonostante i costi di acquisto inferiori in tanti casi.
2) Il prezzo cala ma la qualità cala più del prezzo. Si arriva ad offrire merce quasi scandalosa, piccola, invecchiata, grandinata ed ammaccata, immatura o stramatura.
Con queste tecniche non si fa promozione e non si migliora le vendite. Si innervosisce il compratore e lo si allontana dai prodotti freschi. In questo settore non si capisce e non si studia neanche la mentalità del consumatore il quale non desidera altro che un rapporto più chiaro fra domanda ed offerta.
Perchè mai si fanno sconti veri? Stesso prodotto a prezzo inferiori, oppure prezzo inferiore insieme a qualità inferiore ma con la spiegazione del perchè e delle ragioni?
Troppa è ancora la diffidenza della gente nei confronti del commerciante visto quasi sempre come speculatore. Perchè non è così il rapporto con il produttore il quale pure non regala mai niente?
mercoledì 11 febbraio 2009
Ignari alla meta
In vista dell'allargamento a partire dal 1° gennaio 2010 (fra 10 mesi) degli accordi commericali dell'U.E. a tutti i paesi rivieraschi del mediterraneo, tutti i paesi del Nord Africa erano ben rappreentati a Fruitlogistica, la maggior fiera del mondo in fatto di commericalizzazione ortofrutticola.
Visitando i loro padiglioni si ha la percezione che nessuno abbia ben presente le enormi possibilità che si apriranno ai loro prodotti in Europa. Ma sopratutto si intuisce che anche il resto del mondo arrivi ignaro a quella meta.
Succede come con l'avvento sui mercati mondiali della Cina. Da 10 anni si conosceva la data di inizio della libera circolazione delle merci introdotta dal WTO inclusa l'ammissione della Cina in quella cerchia. Ma l'impatto della grande quantità che la Cina riversava sui mercati mondiali fu formidabile ed in tanti gridarono allo scandalo. I pochi che si erano preparati contestavano le misure protettive introdotte tardivamente da certi governi, sollecitati da certe categorie produttive.
L'ortofrutta non fa differenza. Fra 10 mesi il nostro mondo cambierà radicalmente e di nuovo si griderà allo scandalo. Anche se l'apertura dei mercati sarà reciproca e creerà nuovi sbocchi per certi nostri prodotti ben conservati nei frigoriferi e prottetti dalle intemperie del clima come mele, pere, kiwi ecc ecc.
Visitando i loro padiglioni si ha la percezione che nessuno abbia ben presente le enormi possibilità che si apriranno ai loro prodotti in Europa. Ma sopratutto si intuisce che anche il resto del mondo arrivi ignaro a quella meta.
Succede come con l'avvento sui mercati mondiali della Cina. Da 10 anni si conosceva la data di inizio della libera circolazione delle merci introdotta dal WTO inclusa l'ammissione della Cina in quella cerchia. Ma l'impatto della grande quantità che la Cina riversava sui mercati mondiali fu formidabile ed in tanti gridarono allo scandalo. I pochi che si erano preparati contestavano le misure protettive introdotte tardivamente da certi governi, sollecitati da certe categorie produttive.
L'ortofrutta non fa differenza. Fra 10 mesi il nostro mondo cambierà radicalmente e di nuovo si griderà allo scandalo. Anche se l'apertura dei mercati sarà reciproca e creerà nuovi sbocchi per certi nostri prodotti ben conservati nei frigoriferi e prottetti dalle intemperie del clima come mele, pere, kiwi ecc ecc.
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