martedì 22 settembre 2009

Cos'hanno da nascondere i dettaglianti?

Perchè i dettaglianti, i supermercati in prima linea, non si sentono in obbligo di dialogare con la loro clientela, di comunicare con loro per esempio spiegando perchè i prezzi di frutta e verdura non possono calare anche quando i media raccontano le notizie catastrofiche intorno al prezzo dei prodotti a livello produzione?

Ottime mele a 20-30 centesimi al kilo, sanissima uve, susine, pere e meloni sulle stesse basi. Sugli scafali invece si continua imperterriti al solito ritmo di € 1,95, 2,45 o ben che vada 1,48?

Ogni tanto si sentono direttori di cooperative che spiegano che la frutta è da considerarsi solo materia prima mentre in seguito ci sono le spese per la movimentazione, la cernita e gli scarti che ne conseguono, i trasporti, la calibrazione, la confezione o le preconfezioni, la refrigerazione, la conservazione e poi i trasporti e le spese della distribuzione. Ma queste spese accessorie, mediamente 50-80 cent al kilo, rimangono quasi invariate durante tutto l'anno. Per tutte le categorie della distribuzione all'ingrosso. Di conseguenza la logica direbbe che il dettagliante è in grado di far partecipare il consumatore all'occasione dei prezzi bassi che un abbondante produzione o una richiesta stagnante regalano.

Ogni tanto succede quando per una o due settimane ci sono, per pochi articoli, le promozioni. Ma in seguito si torna subito ai prezzi che erano quelli delle stagioni normali che permettevano ai produttori un giusto margine.

Se ci sono necessità impellenti, situazioni che lo richiedono, il dettagliante avrà il diritto di chiedere il prezzo che copre le sue spese ed il giusto margine. Ma non ha il diritto di lucrare sui prezzi degli ortofrutticoli per coprire perdite in altri settori. Solo perchè i prezzi degli altri settori sono meno flessibili per natura. Se lo cose non stannoc così i potenti signori della distribuzione al dettaglio scendano dai loro piedistalli e spieghino le loro ragioni. Ma ci spieghino anche perchè all'estero l'ortofrutta al dettaglio costa mediamente meno che non in Italia.

mercoledì 2 settembre 2009

IGP, un fantasma

Roberto Faben, ottimo giornalista in fatto di prodotti ortofrutticoli, scrive su AGRISOLE del 28 agosto 2009 a proposito di IGP: ...esiste una forte difficoltà a far percepire la superiore qualità del prodotto IGP rispetto a quello tradizionale.

Ma non è una sua conclusione, si tratta di una dichiarazione del consorzio di tutela della pera IGP dell'Emilia-Romagna.

Si sono mai chiesti tutti gli amministratori pubblici e privati quale senso ha reclamizzare prodotti IGP quando nessuno in Italia conosce il vero significato della sigla IGP senza fare mente locale tre volte? Ma quando anche ti ricordi che l'acronimo sta per Indicazione Geografica Protetta non sai ancora niente.

Con tanti fondi comunitari a disposizione per la promozione dei prodotti agricoli nostrani non viene in mente a nessunon di fare una bella campagna per inculcare al consumatore che cosa vuol dire produrre un prodotto marchiabile IGP o anche DOP?

Non voglio essere cattivo ma ho il sospetto che dopo aver riempito gli uffici vendita dei tanti consorzi agricoli di primo secondo e terzo grado con personale che viene pagato con i fondi della promozione (personale che fa tutto tranne la promozione) non ci rimangono mai i fondi per la vera promozione!. Lo sanno anche gli analfabeti della pubblicità che menzionare in uno spot i pregi di un prodotto senza che il consumatore conosca la natura di quel pregio vuol dire assenza di successo e soldi buttati al vento.