sabato 31 ottobre 2009

Ma quale "Mercato Amico"

Ed ecco che ci risiamo. Ai consumatori disperati per la confusione che regna sovrana nel mondo della distribuzione alimentare sono i politici ad offrire la geniale soluzione. Essi adottano al volo slogan coniati recentemente dai media, farmer's market, mercato amico o anche a km zero, per offrire dall'alto, con i soldi del contribuente, l'ennesima soluzione che non nascendo dal mercato è destinata a fallire non appena questi fondi pubblici non arrivano più.

Succede così con tutte le organizzazioni di produttori che non stanno in piedi con i mezzi propri ma con sussidi di stato (o di Unione Europea che è la stessa cosa) ma raramente operano secondo le leggi di mercato.

Parlo dell'iniziativa recente chiamata MERCATO AMICO che promette di far arrivare al consumatore con l'aiuto di migliaia di punti vendita organizzati dalle amministgrazioni comunali o anche dalle organizzzazioni stesse utilizzando spazi pubblici, porzioni di mercato generale o anche le migliaia di strutture semiutilizzate dei consorzi agrari sparse su tutto il territorio nazionale.

Chiunque abbia in tutti questi anni comprato dai contadini andando a casa loro avrà capito che si tratta di un'offerta del tutto particolare: un misto assai vario fra qualità interiore, esteriore, servizio e prezzo. Raramente il prodotto viene presentato con tutti i crismi della legge per quanto riguarda igiene e sanità, raramente per quanto riguarda il calibro o la confezione. Ciònonostante ci sono ottime ragioni per comprare dal contadino sopratutto se lo si frequenta regolarmente durante la campagna più o meno lunga. Per quanto riguarfda il prezzo ci sarebbe da discutere.

Fin qui tutto normale. Quando però ci si mette o il sindaco o la CIA a garantire la genuinità, la prossimità e senz'altro anche la qualità il fallimento dell'iniziativa è inevitabile. Purtroppo esso viene nascosto e protratto per anni ed anni con l'aiuto di integrazioni e concessioni di vario genere per non coinvolgere il buon nome dell'amministratore che ha avuto la buona idea iniziale.

La cosa ha una logica: Il consumatore ha oggi quasi sempre bisogno di servizi che il singolo contadino non può offrire: essere nelle vicinanze, sempre accessibile e sempre rifornito, offrire una scelta abbastanza ampia da garantire il fabbisogno di qualche giorno. Queste sono tutte cose che il contadino non può offrire se vende solo il prodotto di propria produzione come la formula del mercato contadino o a km zero promette. Pensiamo alla frutta: chi sta al nord non produce agrumi, chi sta al sud non produce quantitativi di mele e pere.

Dunque ci sarà presto la scissione fra chi non vende abbastanza e si ritira e chi invece si organizza ed offre una vasta gamma. Per fare ciò deve andare sul mercato e dunque viene meno quanto dichiarato in partenza: la garanzia che si tratta di prodotto raccolto e controllato dall'interessato, diventa commerciante pur non avendo la licenza e pur non pagando le tasse.

Basterebbe fare un'inchiesta seria circa i risultati dei "farmer's markets" che sono stati attivati in questi ultimi due anni. Basandomi sulle mie ricerche personali non posso che confermare quanto detto fin qui. La conclusione è quella che ancora una volta lo stato si sostituisce ai privati, ancora una volta non vengono rispettate le leggi di mercato. Purtroppo nessuno avrà fra qualche anno il corraggio di tagliare i fondi a queste iniziative perchè tutti gli amministratori pensano ai voti degli elettori e non possono permettersi di ammettere pubblicamente il loro fallimento.

martedì 20 ottobre 2009

Interdipendenza nefasta

Parto dall'azione più strombazzata del momento: la vendita di 16.000 qli di uva Italia durante una promozione di due-tre settimane nei maggiori supermercati nazionali in seguito al coordinamento della Regione PUGLIA.

Il fatto che su tutta la stampa se ne parli è segno di un'azione di marketing politico mirato perchè quando in campagna giornalmente gli stessi supermercati ne ritirano tranquillamente 7-8.000 qli nessuno si agita e si "business as usual".

Non solo, ma questo contratto è stato fatto con i male perchè l'unica cosa sicura indicata dagli "accordi" è il prezzo infimo, € 0,65 al KG, sottocosto e sotto il livello del mercato. Non si parla ne di quantitativi minimi, ne di condizioni di pagamento.

Allora, vien da chiedersi, perchè tanti operatori agricoli e commerciali hanno accettato e collaborato?? Non certo per la convenienza che come abbiamo capito non esisteva, ma per un calcolo ormai consuitudinario: L'ente politico al quale oggi assicuro collaborazione ha in mano gli strumenti per risarcirmi domani e se non collaboro in questo frangente questi "aiutini" non mi arriveranno mai o non mi arriveranno più.

E' la solita storia: il fatto che la politica abbia a disposizione tanti fondi per "orientare" il mercato distorce di fatto tutto il quadro competitivo. E non solo durante le settimane promozionali ma anche per il resto dell'anno. Ecco l'interdipendenza nefasta che si protrae da anni e che è frutto di una concezione contorta dei sostegni alla produzione che pur sono necessari.