PRODURRE E VENDERE PRODOTTI ORTOFRUTTICOLI BENE
UNA POSSIBILE SOLUZIONE
Tutto il paese vive male la situazione nella quale si trova il mondo ortofrutticolo da alcuni anni: Inizialmente erano soprattutto i consumatori a registrare e contestare prezzi ritenuti eccessivi ma più recentemente sono ancora di più i produttori a denunciare ricavi che troppo spesso non coprono i costi di produzione.
Ma invece di analizzare pacatamente le ragioni di questi divari ci si e messi a litigare tutti contro tutti dimenticando che siamo tutti sulla stessa barca.
Le soluzioni trovate da una parte vengono regolarmente confutate dalla controparte con il risultato che non si registrano progressi ne per i contadini che cercano di sostituirsi ai commercianti allestendo mercati contadini ed inneggiando al KM Zero ne per i consumatori che in massima parte sono costretti a utilizzare i punti vendita più vicini e più comodi e non possono o non vogliono seguire l’invito di recarsi in campagna per comprare qualche kilo del prodotto che durante quel mese è disponibile perché in stagione e che qualche settimana dopo già non viene più offerto.
Le organizzazioni de produttori come Coldiretti e CIA vedono nell’accorciamento della filiera il possibile rimedio e spalleggiati da ministri come Zaia organizzano iniziative come Campagna Amica o strutture come i mercati contadini a spese della comunità per saltare tutti gli step commerciali intermedi.
Dopo le prime esperienze c’è chi si ritira e c’è che si sviluppa e diventa fruttivendolo copiando il mestiere del dettagliante tradizionale. Quest’ultimo non è contento perché lui è sottoposto a tutte le esigenze legislative e paga le tasse mentre il primo sfugge sia a controlli che alle tasse.
ILCOMMERCIO
La distribuzione moderna è da tempo molto più un servizio che un commercio. Lo si può capire quando si impara che in gran parte al produttore vengono liquidati gli importi che rimangono dopo aver detratto tutte le spese della distribuzione che sono molte e comprendono dai trasporti alla refrigerazione dalla selezione alla calibrazione, dall’impacco agli imballaggi, dalle spese generali ai costi degli affitti di negozi e supermercati. Per non parlare di tutti gli stipendi per la tanta gente coinvolta non a lucrare ma a mettere mano a tante tonnellate di ortofrutticoli che una città consuma ogni giorno. E senza dimenticare che trattandosi di prodotti freschi ci sono anche momenti dove non tutto viene consumato in tempo e deteriora mentre sta fermo nei frigoriferi o sugli scaffali.
I consumatori preferiscono il negozio perché offre loro ogni giorno dell’anno una vasta gamma di prodotti e da quando è stato introdotto il sistema del libero servizio è il cliente l’unica bussola per tutta la filiera. Lo è per vita vissuta per il dettagliante o il buyer della GDO ma lo è anche per tutta l’armata impegnata 365 giorni su 365 a tenere ben riempiti gli scaffali di ogni singolo negozio. Nonostante le difficoltà di adeguare produzioni o intere zone di produzione alle imposizioni che vengono dall’alto anche il produttore deve abituarsi a fare questi sforzi.
Non sempre li fa o non sempre li fa in tempo. Ed ecco che si arriva ad intravvedere una soluzione: Una collaborazione sempre più stretta fra produzione e gli anelli di congiunzione con il dettaglio perché è il dettaglio quello che capisce prima di ogni altro agente gli umori dei mercati che ormai da tempo sono internazionali con poche barriere all’entrata. E’ il dettaglio che deve diventare l’amico del produttore perché se tutti collaborano riescono a servire il cliente ancora meglio.
La stessa cosa però la si deve dire anche per quanto riguarda i mercati internazionali dove sono gli specialisti dell’Import-Export a fiutare il vento. Anche da questa parte arrivano segnali che la produzione non può e non deve ignorare.
A corroborare queste tesi bisogna tener ben presente il fatto che secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio di Cesena in collaborazione con ISMEA poche settimane fa ben il 49 % dei prodotti ortofrutticoli non segue il canale della Grande Distribuzione ma trova più conveniente ancora oggi seguire i canali tradizionali dei mercati all’ingrosso oppure quelli della più moderna HORECA che si occupa della ristorazione e del relativo Catering.
LA PROMOZIONE
Se è vero che la promozione è necessaria e se è vero che il ricavo del venduto ricade nel bene e nel male sul produttore è anche vero il fatto che la promozione la deve finanziare la produzione. Se le OP (organizzazioni dei produttori secondo i regolamenti dell' U.E.) invece di distribuire capillarmente i contributi del 3 % quasi inutile ai singoli produttori si accordasse per investire questi soldi in promozione il solo fatto che la domanda inizierebbe a superare l'offerta risolleverebbe i prezzi di quel poco o anche di quel molto che riporterebbe il sorriso sulle labbra della gente di campagna.
domenica 31 ottobre 2010
domenica 1 agosto 2010
Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire....
Gli agricoltori da tempo non riescono a trarre reddito dalle loro aziende. Hanno grandi capitali (spesso gravati da debiti o anche ipoteche) ma non ci sono ricavi per reinvestire o anche solo per vivere dignitosamente. E' tutto vero.
Quel che non è vero è che la colpa dei magri ricavi è della trasformazione o della distribuzione e proprio recentemente l'ha confermato indirettamente anche l'ex ministro Paolo Ferrero. In occasione della disputa su Pomigliano Ferrero ha detto se ben ricordo nel talk show matutino su LA 7 che il costo di produzione delle autovetture non superava il 5-10 % del prezzo di listino di una automobile. Le stesse parole le ho sentite nel 2008 in occasione di un convegno di Confindustria a Modena quando un alto dirigente di IBM ha affermato che il costo di ogni prodotto industriale non superava il 10 - 15 % del prezzo di vendita al pubblico.
Correttamente quel dirigente ha detto che i produttori devono oggigiorno aggiungere tantissimi servizi perchè è su quelli che guadagnano. Questa è la riflessione che anche i produttori agricoli dovranno fare se vogliono tornare agli utili. Che sia il commercio il servizio più adatto alla loro vocazione deve però ancora essere dimostrato.
Quel che non è vero è che la colpa dei magri ricavi è della trasformazione o della distribuzione e proprio recentemente l'ha confermato indirettamente anche l'ex ministro Paolo Ferrero. In occasione della disputa su Pomigliano Ferrero ha detto se ben ricordo nel talk show matutino su LA 7 che il costo di produzione delle autovetture non superava il 5-10 % del prezzo di listino di una automobile. Le stesse parole le ho sentite nel 2008 in occasione di un convegno di Confindustria a Modena quando un alto dirigente di IBM ha affermato che il costo di ogni prodotto industriale non superava il 10 - 15 % del prezzo di vendita al pubblico.
Correttamente quel dirigente ha detto che i produttori devono oggigiorno aggiungere tantissimi servizi perchè è su quelli che guadagnano. Questa è la riflessione che anche i produttori agricoli dovranno fare se vogliono tornare agli utili. Che sia il commercio il servizio più adatto alla loro vocazione deve però ancora essere dimostrato.
mercoledì 7 luglio 2010
Italia: sono finiti i tempi felici?

Ernesto Galli della Loggia nel suo articolo di fondo sul Corsera del 7 Luglio risponde a questa sua stessa domanda come segue: L'occidente di cui facevamo parte era il luogo della libertà e della ricchezza e ogni anno avevamo un po' di più sia dell'una che dell'altra. Oggi ci sembra di scorgere quotidianamente i sintomi che non è più così.
Il giornalista continua su quel filone lamentando una guida politicamente forte che possa dare nuova linfa e nuove speranze alla gente. Se anche ci sono molte cose condivisibili in questa disamina vorrei qui anteporre un pensiero che penso molti della mia non più giovane età possono condividere: Sia nella libertà che nella richezza siamo andati oltre ogni decenza e ben venga un momento di ricerca della giusta via di mezzo. Anche perchè abbiamo nel frattmpo potuto convincerci che ogni esagerazione non fa che peggiorare nuovamente la nostra qualità di vita.... e scemare la felicità!
martedì 6 luglio 2010
Carlo d'Azeglio Ciampi: fase sconcertante no. 2

In prima pagina, sul Corsera del 24 Giugno, Marzio Breda pubblica un'intervista a Ciampi e mette in bocca a questa persona che nonostante la sua militanza a sinistra reputo un brav'uomo la seguente frase: "La più chiara prova di essere un corpo estraneo alla politica italiania l'ho avuto quando nell'ottobre 1998 mi fu chiesto di guidare per la seconda volta il governo e quell'incarico invece sfumò nell'arco di pochissime ore senza che sapessi perchè. Un mistero che ne d'Alema ne Prodi, protagonisti a diverso livello della vicenda, mi hanno mai svelato. La verità, ne sono convinto, è che la mia presenza a Palazzo Chigi non era gradita a troppa gente. A comincaire dalla mafia, come dimostrò la stagione delle bombe cominciata nel maggio '93....." Devo credere sia al Corriere che a Breda che questa è la versione testuale del colloquio con uno che dopo è diventato anche Capo della Stato. Ha detto proprio "mafia".
Giuro che sono rimasto di sasso, anzi di più. Mai avrei creduto possibile uno stato delle cose di questa gravità ed ancora adesso spero che qualcuno mi svegli da un bruttissimo sogno. Ma se fosse tutto vero? Cosa si fa? Come ci si deve comportare? E' possibile reagire? Come? Cos'è la mafia? E' solo un'associazione di affaristi loschi come sostengono certi siciliani benpensanti? Oppure e' malavita pura e semplice? Con morti ammazzati a intermittenza per segnare i confini dei potenti?
Ho paura che come stanno le cose non ci resta che prepararci al peggio (e sperare che gli uomini della Lega del calibro di Marroni un giorno non alzino le mani anche loro).
domenica 4 luglio 2010
Frasi sconcertanti: Padoa Schioppa

Una frase inserita in un ragionamento ben più ampio nell'articolo di fondo di Schioppa sul Corriere del 27 Giugno è altamente scioccandte. Dopo aver spiegato che nei paesi cosiddetti emergenti la ripresa dopo la crisi sarà meno ardua perchè "l'uscita dalla povertà è una trasformazione degli stili di vita che una volta avviata, difficilmente si ferma prima che acqua corrente e l'elettricità siano arrivate in tutte le case e che i primi elettrodomestici siano venuto per alleviare il lavoro domestico", dopo appunto questa introduzione afferma che la prova più dura invec toccherà a Stati Uniti, Europa e Giappone, i più ricchi ma anche i più fragili. La ragione è che la loro crescita materiale è largamente fondata sul consumo superfluo. Ha detto proprio SUPERFLUO!
In pratica ci rendiamo conto che ci trastulliamo con la produzione di giochini inutili, mettiamo a punto cibi super-raffinati con pochi grassi e passiamo il tempo nelle varie Disneyland del mondo.
giovedì 27 maggio 2010
Dov'è la TOSCANA?
A proposito di promozione racconto qui un anedotto che è stato vissuto d uno dei miei collaboratori quando si occupava di un consorzio di Chianti toscano.
Un gruppo di turisti che era venuto in Italia per conoscere meglio le famose zone di produzione dei vari vini, mentre passeggiavano in centro a Firenze prima della degustazione sul posto chiedevano ai loro ospiti: quando andiamo in Toscana?
Se tanto mi da tanto molti abitanti della terra conoscno l'Italia, alcuni conoscono i nomi Firenze e Tosca, pochi hanno un'idea pecisa della Puglia (per fare un esempio).
Fare promozione all'estero di un prodotto tipico di una regione non ha pertanto senso, almeno secondo me. Son soldi spesi male. Si trattasse di capitai privati potrebbe ressere accettabile ma trattandosi di soldi pubblici questo modo di procedere si chiama malversazione.
Un gruppo di turisti che era venuto in Italia per conoscere meglio le famose zone di produzione dei vari vini, mentre passeggiavano in centro a Firenze prima della degustazione sul posto chiedevano ai loro ospiti: quando andiamo in Toscana?
Se tanto mi da tanto molti abitanti della terra conoscno l'Italia, alcuni conoscono i nomi Firenze e Tosca, pochi hanno un'idea pecisa della Puglia (per fare un esempio).
Fare promozione all'estero di un prodotto tipico di una regione non ha pertanto senso, almeno secondo me. Son soldi spesi male. Si trattasse di capitai privati potrebbe ressere accettabile ma trattandosi di soldi pubblici questo modo di procedere si chiama malversazione.
mercoledì 26 maggio 2010
Finanziaria 2011: le ragioni delle regioni
Non voglio entrare troppo nei dettagli ma finchè la linea guida è quella di ridurre lo stato sono pienamente d'accordo. Un'esempio vissuto: per ottener il contributo regionale finanziato per l'internazionalizzazione delle aziende le spese per accedere a quel contributo, se calcoliamo anche il lavoro amministrativo interno necessario per adempiere a tutte le regole dettagliatamente descritte, ammontavano a circa il 15 % degli importi erogati. Senza considerare che per inserirsi nella tempistica e nei meandri burocratici delle operazioni di istrutoria la premessa era comunuqe la conoscenza di certe regole non facilmente accessibili all'imprenditore medio-piccolo sempre oberato da mille incombenze operative che lo impegnano giorno e notte.
Ma perchè devo consegnare all'ente pubblico una quota così importante dei miei introiti se i servizi offerti da questo ente sono poi calati dall'alto secondo criteri spessso inspiegabili, costosi e dispersivi?? E meno male che l'erogazione dei fondi nel nostro caso (in Emilia-Romagna) è stata puntuale.
Ma purtroppo spesso l'ente regionale inventa compiti che non sono produttivi per la comunità senza dover rendere conto a nessuno circa i risultati veri delle sue iniziative. Mi rifersco qui a un altro esempio vissuto, quello delle promozioni di prodotti agricoli all'estero. Tutti sono d'accordo che per collocare quanto produciamo c'è bisogno anche dei meracti esteri. Le regioni organizzano pertanto campagnie promozionali a favore della produzione locale. Ma non devono spiegare a nessuno quale tipo di ritorno i fondi impeganti danno. Senz'altro c'è un nugolo di funzionari e di consulenti che si gode le giornate nelle fiere e negli alberghi a 4 stelle ma che cosa viene raggiunto? Possiamo immaginarci che una promozione con un quantitativo non adeguato alle richieste delle centrali dei supermercati ed alla vastità dei mercati d'oltre'Alpe o d'oltre Oceano possa giustificare la spesa pur sempre importante di una siffatta campagna?.
Ma visto che i fondi ci sono spendiamoli. Rendiamoli visibili agli elettori della zona chce domani potranno di nuovo darci il voto. Spesso infatti l'unico risultato è quello dei resoconti giornalistici sui quotidiani locali che raccontano agli ignari contribuenti della presenza in fiera a Berlino o a Hong Kong e forse si racconta di un contatto con un buyer di quella città. Ristulati pratici zero! A questo fatto non possono porre rimedio neanche le rappresentanze sempre inutili delle regioni nelle varie capitali in giro per il mondo. Anche loro servono più che altro alle pubbliche relazioni che si traducono in viaggi spesati, ricevimenti, cene e poco altro.
Sono uno degli assertori della promozione e della pubblicità. Ma occorrono campagne preparate preofessionalmenbte con alle spalle una realtà produttiva e distributiva forte ed organizzata, possibiolmente nazionale, a base di marchi ben impostati e ben sostentuti dagli operatori del comprensorio o del paese.
Invece di disperdere in mille rivoli i tanti soldi che gli enti locali spendono (non dico investono) in promozione generica suggerirei operazioni che sostengono e migliorano l'imagine ITALIA ed il sistema Italia. Questo è il compito dei governi: creare con fondi pubblici le condizioni generali perchè il privato possa concentrare tutti i suoi sforzi alla soddisfazione del mercato, sicuro di essere ben appoggiato dall'azione incisiva che lo stato può dare ma il singolo medio-piccolo no.
Con meno investimenti otteremmo il triplo dei risultati e partendo della qualità di materie prime ottime e di prodotti finiti ecellenti potremmo soddisfare i milioni di consumatori in giro per i 200 paesi del mondo che ci aspettano e che finora sono statti raggiunti in minima parte. Siamo il paese dei milioni di partite IVA, se lo stato ci libera da lacci e lacciuoli raggiungeremo anche il duecentesimo paese di questo globo. Finora non raggiungiamo neanche i primi cinquanta.
Ma perchè devo consegnare all'ente pubblico una quota così importante dei miei introiti se i servizi offerti da questo ente sono poi calati dall'alto secondo criteri spessso inspiegabili, costosi e dispersivi?? E meno male che l'erogazione dei fondi nel nostro caso (in Emilia-Romagna) è stata puntuale.
Ma purtroppo spesso l'ente regionale inventa compiti che non sono produttivi per la comunità senza dover rendere conto a nessuno circa i risultati veri delle sue iniziative. Mi rifersco qui a un altro esempio vissuto, quello delle promozioni di prodotti agricoli all'estero. Tutti sono d'accordo che per collocare quanto produciamo c'è bisogno anche dei meracti esteri. Le regioni organizzano pertanto campagnie promozionali a favore della produzione locale. Ma non devono spiegare a nessuno quale tipo di ritorno i fondi impeganti danno. Senz'altro c'è un nugolo di funzionari e di consulenti che si gode le giornate nelle fiere e negli alberghi a 4 stelle ma che cosa viene raggiunto? Possiamo immaginarci che una promozione con un quantitativo non adeguato alle richieste delle centrali dei supermercati ed alla vastità dei mercati d'oltre'Alpe o d'oltre Oceano possa giustificare la spesa pur sempre importante di una siffatta campagna?.
Ma visto che i fondi ci sono spendiamoli. Rendiamoli visibili agli elettori della zona chce domani potranno di nuovo darci il voto. Spesso infatti l'unico risultato è quello dei resoconti giornalistici sui quotidiani locali che raccontano agli ignari contribuenti della presenza in fiera a Berlino o a Hong Kong e forse si racconta di un contatto con un buyer di quella città. Ristulati pratici zero! A questo fatto non possono porre rimedio neanche le rappresentanze sempre inutili delle regioni nelle varie capitali in giro per il mondo. Anche loro servono più che altro alle pubbliche relazioni che si traducono in viaggi spesati, ricevimenti, cene e poco altro.
Sono uno degli assertori della promozione e della pubblicità. Ma occorrono campagne preparate preofessionalmenbte con alle spalle una realtà produttiva e distributiva forte ed organizzata, possibiolmente nazionale, a base di marchi ben impostati e ben sostentuti dagli operatori del comprensorio o del paese.
Invece di disperdere in mille rivoli i tanti soldi che gli enti locali spendono (non dico investono) in promozione generica suggerirei operazioni che sostengono e migliorano l'imagine ITALIA ed il sistema Italia. Questo è il compito dei governi: creare con fondi pubblici le condizioni generali perchè il privato possa concentrare tutti i suoi sforzi alla soddisfazione del mercato, sicuro di essere ben appoggiato dall'azione incisiva che lo stato può dare ma il singolo medio-piccolo no.
Con meno investimenti otteremmo il triplo dei risultati e partendo della qualità di materie prime ottime e di prodotti finiti ecellenti potremmo soddisfare i milioni di consumatori in giro per i 200 paesi del mondo che ci aspettano e che finora sono statti raggiunti in minima parte. Siamo il paese dei milioni di partite IVA, se lo stato ci libera da lacci e lacciuoli raggiungeremo anche il duecentesimo paese di questo globo. Finora non raggiungiamo neanche i primi cinquanta.
lunedì 10 maggio 2010
Malavita - Associazionismo d'avanguardia
Ecco perchè la malavita in Italia prospera: è l'unica a capire le esigenze del mercato, ad interpretare i segnali che vengono dal popolo. Tutti predicano l'associazionismo ma la notizia del giorno è che primi fra tutti mafia, camorra ed andrangheta si sono uniti per gestire meglio i trasporti degli ortofrutticoli.
Hanno studiato bene la situazione ed hanno trovato la strategia per ridurre il prezzo dei trasporti per generi alimentari, in particolare per pordotti ortofrutticoli: Insieme a frutta e verdura traportavano armi e munizioni che rendono molto. Avendo bisogno di grossi volumi per nascondere meglio questi prodotti vietati dalla legge si sono impadroniti della logistica da e per il mercato all'ingrosso di Fondi. Fra le tante cassette che girano avanti ed indietro dalla Sicilia al Lazio la merce di contrabbando e le varie droghe diventavano invisibili ed in più pagavano una bella fetta del nolo.
Con un unica operazione la malavita è riuscita ad accontentare proprio tutti: i trafficanti perchè il rifornimento di merce era costante e gli oepratori ed i consumatori perchè i prezzi calavano.
L'unica nota stonante è che i cronisti questa efficienza non l'hanno ancora capita. Continuano infatti a dire ed a scrivere che con le mani sui trasporti la maffia riusciva a far lievitare i prezzi al consumo. Ma presto anche i più creduloni degli scribacchini e dei loro lettori constateranno che invece di calare i prezzi al dettaglio aumenteranno. Ed allora la voce del popolo reclamerà il ritorno alla normalità di prima, fatta dei quotidiani misfatti.
Hanno studiato bene la situazione ed hanno trovato la strategia per ridurre il prezzo dei trasporti per generi alimentari, in particolare per pordotti ortofrutticoli: Insieme a frutta e verdura traportavano armi e munizioni che rendono molto. Avendo bisogno di grossi volumi per nascondere meglio questi prodotti vietati dalla legge si sono impadroniti della logistica da e per il mercato all'ingrosso di Fondi. Fra le tante cassette che girano avanti ed indietro dalla Sicilia al Lazio la merce di contrabbando e le varie droghe diventavano invisibili ed in più pagavano una bella fetta del nolo.
Con un unica operazione la malavita è riuscita ad accontentare proprio tutti: i trafficanti perchè il rifornimento di merce era costante e gli oepratori ed i consumatori perchè i prezzi calavano.
L'unica nota stonante è che i cronisti questa efficienza non l'hanno ancora capita. Continuano infatti a dire ed a scrivere che con le mani sui trasporti la maffia riusciva a far lievitare i prezzi al consumo. Ma presto anche i più creduloni degli scribacchini e dei loro lettori constateranno che invece di calare i prezzi al dettaglio aumenteranno. Ed allora la voce del popolo reclamerà il ritorno alla normalità di prima, fatta dei quotidiani misfatti.
mercoledì 3 marzo 2010
lunedì 8 febbraio 2010
Riflessioni (amare?) su Fruitlogistica 2010
L'EVENTO ha confermato la vitalità del settore nonostante l'impatto negativo della crisi mondiale anche su un comparto alimentare che un anno fa si sperava ancora ai margini dai disastri causati dai sistemi finanziari anzitutto. Il numero di espositori è rimasto quasi invariato e quello dei visitatori è passato dai 50.000 del 2009 ai 53.000 del 2010 (n.d.fiera).
L'ITALIA domina il settore delle macchine, è molto attiva nel comparto della IV e V gamma ed ha investito indubbiamente tanto sia come regioni ma anche come enti e ditte commerciali private. C'è però da chiedersi se hanno investito bene!
Come comunicazione sembravano più vive le organizzazioni del Sud riuscendo ad attrarre l'attenzione con comunicati stampa puntuali ed ricchi di contentuti. Il Nord sembra ancora fermo e nonostante i pesanti cali di fatturato di tutti i comparti e di tutti i mercati non si intravvedono ancora innovazioni nel campo del marketing e della commercializzazione. Il segnale lanciato dall'organizzazione FROM che ragruppa intorno a progetti precisi tutti gli attori importanti della commercializzazione di mele del Trentino Alto Adige non ha dato ispirazioni ne in Emilia Romagna ne nelle altre regioni protagoniste che Piemonte e Veneto. Forse si può leggere come primo indice verso importanti passi avanti il programma di unificazione di una parte delle attività delle tre grandi organizzazioni di produttori ortofrutticoli che sono UNAPROA, UIAPOA e UNACOA. Ma anche il Presidente di CSO Paolo Bruni, in apertura all'incontro con il Ministro Zaia, ha rimarcato la necessità di convergere a livello nazionale su strategie che possano dare respiro al settore in piena crisi edha aggiunto "In questa particolare contingenza economica serve un piano strategico super partes per dare nuovo impulso all'export ortofrutticolo"
L'IMPRESSIONE di chi come me non si è limitato a calcare i padiglioni italiani e quelli vicini ma ha visitato con grande dispendio di enerie anche tutto il resto passando da Spagna, Francia, Germania, Ukraina, Russia, Argentina, Brasile senza dimenticare l'Egitto ecc ecc. l'impressione dicevo è che i nostri concorrenti si presentano in modo più unitario lanciando segnali di sistemi uniti e ben motivati. Per esempio si nota dapertutto e moltissimo la bellissima e freschissima frutta esposta, cosa che manca quasi completamenti nei padiglioni italiani. Certo, tutto il mondo sa che l'Italia produce ottima ortofrutta ma lo sanno anche le giovani generazioni di commerciali che sempre meno visitano i centri di produzione italiani?
Quanti di questi compratori sanno ancora l'italiano mentre conoscono lo spagnolo per non parlare dell'inglese?
LA STRATEGIA italiana per riprendere il camino di successo potrebbe essere quella già suggerita dal Prof. Pirazzoli dell'Università di Bologna in occasione del convegno peschicolo di Ottobre 2009 di Cesena ed in qualche modo invocata anche da Paolo Bruni: Concentrare i futuri investimenti pubblici sulla costruzione e la divulgazione di marchi di sistema, sistemi regionali, distrettuali o di nazione che presentano al mondo un quadro di per se positivo più unito e visibile della grande potenza italiana che ancora oggi non ha uguali se si considera la vastità delle produzioni, dell'automazione, delle tecnologie e del Know How generale.
I CAPITALI PUBBLICI oggi destinati alle singole entità produttive per la loro politica commerciale potrebbero domani servire a rafforzare in tutto il mondo l'imagine di un sistema paese importante, sano, serio ed efficiente. All'interno di questa cornice ogni azienda troverebbe terreno fertile per le proprie politiche e ricinoscimenti basati sull'immagione positiva di un sistema che funziona e garantisce. Nel giro di pochi anni l'Iatlia potrebbe ritrovare la sua funzione di leader su un mercato che va da Casablanca a Mosca, ma anche da New York alla Hong Kong.
L'ITALIA domina il settore delle macchine, è molto attiva nel comparto della IV e V gamma ed ha investito indubbiamente tanto sia come regioni ma anche come enti e ditte commerciali private. C'è però da chiedersi se hanno investito bene!
Come comunicazione sembravano più vive le organizzazioni del Sud riuscendo ad attrarre l'attenzione con comunicati stampa puntuali ed ricchi di contentuti. Il Nord sembra ancora fermo e nonostante i pesanti cali di fatturato di tutti i comparti e di tutti i mercati non si intravvedono ancora innovazioni nel campo del marketing e della commercializzazione. Il segnale lanciato dall'organizzazione FROM che ragruppa intorno a progetti precisi tutti gli attori importanti della commercializzazione di mele del Trentino Alto Adige non ha dato ispirazioni ne in Emilia Romagna ne nelle altre regioni protagoniste che Piemonte e Veneto. Forse si può leggere come primo indice verso importanti passi avanti il programma di unificazione di una parte delle attività delle tre grandi organizzazioni di produttori ortofrutticoli che sono UNAPROA, UIAPOA e UNACOA. Ma anche il Presidente di CSO Paolo Bruni, in apertura all'incontro con il Ministro Zaia, ha rimarcato la necessità di convergere a livello nazionale su strategie che possano dare respiro al settore in piena crisi edha aggiunto "In questa particolare contingenza economica serve un piano strategico super partes per dare nuovo impulso all'export ortofrutticolo"
L'IMPRESSIONE di chi come me non si è limitato a calcare i padiglioni italiani e quelli vicini ma ha visitato con grande dispendio di enerie anche tutto il resto passando da Spagna, Francia, Germania, Ukraina, Russia, Argentina, Brasile senza dimenticare l'Egitto ecc ecc. l'impressione dicevo è che i nostri concorrenti si presentano in modo più unitario lanciando segnali di sistemi uniti e ben motivati. Per esempio si nota dapertutto e moltissimo la bellissima e freschissima frutta esposta, cosa che manca quasi completamenti nei padiglioni italiani. Certo, tutto il mondo sa che l'Italia produce ottima ortofrutta ma lo sanno anche le giovani generazioni di commerciali che sempre meno visitano i centri di produzione italiani?
Quanti di questi compratori sanno ancora l'italiano mentre conoscono lo spagnolo per non parlare dell'inglese?
LA STRATEGIA italiana per riprendere il camino di successo potrebbe essere quella già suggerita dal Prof. Pirazzoli dell'Università di Bologna in occasione del convegno peschicolo di Ottobre 2009 di Cesena ed in qualche modo invocata anche da Paolo Bruni: Concentrare i futuri investimenti pubblici sulla costruzione e la divulgazione di marchi di sistema, sistemi regionali, distrettuali o di nazione che presentano al mondo un quadro di per se positivo più unito e visibile della grande potenza italiana che ancora oggi non ha uguali se si considera la vastità delle produzioni, dell'automazione, delle tecnologie e del Know How generale.
I CAPITALI PUBBLICI oggi destinati alle singole entità produttive per la loro politica commerciale potrebbero domani servire a rafforzare in tutto il mondo l'imagine di un sistema paese importante, sano, serio ed efficiente. All'interno di questa cornice ogni azienda troverebbe terreno fertile per le proprie politiche e ricinoscimenti basati sull'immagione positiva di un sistema che funziona e garantisce. Nel giro di pochi anni l'Iatlia potrebbe ritrovare la sua funzione di leader su un mercato che va da Casablanca a Mosca, ma anche da New York alla Hong Kong.
venerdì 15 gennaio 2010
Rosarno Italia, simbolo
Vien da chiedersi spontaneo: perchè fatti come quelli di Rosarno, Italia, dove un intera comunità di neri è stata cacciata nel giro di poche ore, non sono successi finora in Spagna dove l'immigrazione di mano d'opera agricola è da tempo più forte che non in Italia?
La spiegazione mi sembra risiedere nella storia di un paese che non per niente ha colori forti, vivaci e contrastanti nella sua bandiera e che ha anche la religione cristiano-cattolica nel suo DNA. Qui, e sopratutto al sud, tutto è più netto, più pronunciato: quando una cosa è bella è incantevole, quando è brutta è spaventosa, quando una cosa è buona è superlativa, quando è cattiva è abimonevole.
Basta guardare la politica: ancora oggi ci sono partiti che mantengono in bandiera falce e martello e per contro c'è chi può fare dell'anticomunismo il suo stendardo vittorioso. O bianco o nero, niente sfumature.
Ed ecco Rosarno: Già negli anni '30 da Rosarno partivano centinaia di vagoni di agrumi per la Germania e le premesse per una crescente richezza erano tutte presenti. C'era una comunità civile, capace ed organizzata e c'erano operatori agricoli e commerciali all'altezza della situazione. Tutto troppo perfetto per non svegliare istinti bassi, cattiveria, invidia e vendetta dall'altra parte. Grande amore e grande odio, opere buone e malavita convivono qui da sempre. E costituiscono un equilibrio.
Se aggiungiamo il fattore chiesa che tutto controlla ma tutto perdona il cerchio si chiude. Ma sarebbe potuto chiudersi in modo più positivo se il sud non fosse il sud: lontano dai mercati e pertanto lontano dall'industria. Essendo condannata all'agricoltura questa terra è rimasta povera e le poche risorse sono più contese che altrove.
La qualità delle clementine sarebbe ottima e sarebbe al top anche oggi se si fosse adeguata ai tempi nel corso dei pochi decenni da quando questo mandarino senza semi si è difuso. Non essendo così i prezzi realizzabili dai produttori per ogni KG di frutta sono i più bassi d'Italia. Ed ecco perchè è qui che il nodo economico viene subito al pettine: I lavoratori stranieri, extracomunitari e solo in minima parte illegali, che fino a ieri erano gli unici ad accontentarsi delle piccole paghe che quest'agricoltura povera poteva dare, incominciavano a pesare e qualcuno di loro anche a diventare insofferente.
La crisi economica si è manifestata in questo modo violento per la prima volta a Rosarno perchè qui erano presenti tutte le premesse, la debolezza generale sopratutto: quella istituzionale e quella economica. Ma altre realtà italiane ed europee sono vicine a un simile colasso e per questo è necessario il pronto ritorno a più ordine economico e politico. La pancia vuota è sempre stat un cattivo consigliere!
La spiegazione mi sembra risiedere nella storia di un paese che non per niente ha colori forti, vivaci e contrastanti nella sua bandiera e che ha anche la religione cristiano-cattolica nel suo DNA. Qui, e sopratutto al sud, tutto è più netto, più pronunciato: quando una cosa è bella è incantevole, quando è brutta è spaventosa, quando una cosa è buona è superlativa, quando è cattiva è abimonevole.
Basta guardare la politica: ancora oggi ci sono partiti che mantengono in bandiera falce e martello e per contro c'è chi può fare dell'anticomunismo il suo stendardo vittorioso. O bianco o nero, niente sfumature.
Ed ecco Rosarno: Già negli anni '30 da Rosarno partivano centinaia di vagoni di agrumi per la Germania e le premesse per una crescente richezza erano tutte presenti. C'era una comunità civile, capace ed organizzata e c'erano operatori agricoli e commerciali all'altezza della situazione. Tutto troppo perfetto per non svegliare istinti bassi, cattiveria, invidia e vendetta dall'altra parte. Grande amore e grande odio, opere buone e malavita convivono qui da sempre. E costituiscono un equilibrio.
Se aggiungiamo il fattore chiesa che tutto controlla ma tutto perdona il cerchio si chiude. Ma sarebbe potuto chiudersi in modo più positivo se il sud non fosse il sud: lontano dai mercati e pertanto lontano dall'industria. Essendo condannata all'agricoltura questa terra è rimasta povera e le poche risorse sono più contese che altrove.
La qualità delle clementine sarebbe ottima e sarebbe al top anche oggi se si fosse adeguata ai tempi nel corso dei pochi decenni da quando questo mandarino senza semi si è difuso. Non essendo così i prezzi realizzabili dai produttori per ogni KG di frutta sono i più bassi d'Italia. Ed ecco perchè è qui che il nodo economico viene subito al pettine: I lavoratori stranieri, extracomunitari e solo in minima parte illegali, che fino a ieri erano gli unici ad accontentarsi delle piccole paghe che quest'agricoltura povera poteva dare, incominciavano a pesare e qualcuno di loro anche a diventare insofferente.
La crisi economica si è manifestata in questo modo violento per la prima volta a Rosarno perchè qui erano presenti tutte le premesse, la debolezza generale sopratutto: quella istituzionale e quella economica. Ma altre realtà italiane ed europee sono vicine a un simile colasso e per questo è necessario il pronto ritorno a più ordine economico e politico. La pancia vuota è sempre stat un cattivo consigliere!
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