lunedì 8 febbraio 2010

Riflessioni (amare?) su Fruitlogistica 2010

L'EVENTO ha confermato la vitalità del settore nonostante l'impatto negativo della crisi mondiale anche su un comparto alimentare che un anno fa si sperava ancora ai margini dai disastri causati dai sistemi finanziari anzitutto. Il numero di espositori è rimasto quasi invariato e quello dei visitatori è passato dai 50.000 del 2009 ai 53.000 del 2010 (n.d.fiera).

L'ITALIA domina il settore delle macchine, è molto attiva nel comparto della IV e V gamma ed ha investito indubbiamente tanto sia come regioni ma anche come enti e ditte commerciali private. C'è però da chiedersi se hanno investito bene!

Come comunicazione sembravano più vive le organizzazioni del Sud riuscendo ad attrarre l'attenzione con comunicati stampa puntuali ed ricchi di contentuti. Il Nord sembra ancora fermo e nonostante i pesanti cali di fatturato di tutti i comparti e di tutti i mercati non si intravvedono ancora innovazioni nel campo del marketing e della commercializzazione. Il segnale lanciato dall'organizzazione FROM che ragruppa intorno a progetti precisi tutti gli attori importanti della commercializzazione di mele del Trentino Alto Adige non ha dato ispirazioni ne in Emilia Romagna ne nelle altre regioni protagoniste che Piemonte e Veneto. Forse si può leggere come primo indice verso importanti passi avanti il programma di unificazione di una parte delle attività delle tre grandi organizzazioni di produttori ortofrutticoli che sono UNAPROA, UIAPOA e UNACOA. Ma anche il Presidente di CSO Paolo Bruni, in apertura all'incontro con il Ministro Zaia, ha rimarcato la necessità di convergere a livello nazionale su strategie che possano dare respiro al settore in piena crisi edha aggiunto "In questa particolare contingenza economica serve un piano strategico super partes per dare nuovo impulso all'export ortofrutticolo"

L'IMPRESSIONE di chi come me non si è limitato a calcare i padiglioni italiani e quelli vicini ma ha visitato con grande dispendio di enerie anche tutto il resto passando da Spagna, Francia, Germania, Ukraina, Russia, Argentina, Brasile senza dimenticare l'Egitto ecc ecc. l'impressione dicevo è che i nostri concorrenti si presentano in modo più unitario lanciando segnali di sistemi uniti e ben motivati. Per esempio si nota dapertutto e moltissimo la bellissima e freschissima frutta esposta, cosa che manca quasi completamenti nei padiglioni italiani. Certo, tutto il mondo sa che l'Italia produce ottima ortofrutta ma lo sanno anche le giovani generazioni di commerciali che sempre meno visitano i centri di produzione italiani?
Quanti di questi compratori sanno ancora l'italiano mentre conoscono lo spagnolo per non parlare dell'inglese?

LA STRATEGIA italiana per riprendere il camino di successo potrebbe essere quella già suggerita dal Prof. Pirazzoli dell'Università di Bologna in occasione del convegno peschicolo di Ottobre 2009 di Cesena ed in qualche modo invocata anche da Paolo Bruni: Concentrare i futuri investimenti pubblici sulla costruzione e la divulgazione di marchi di sistema, sistemi regionali, distrettuali o di nazione che presentano al mondo un quadro di per se positivo più unito e visibile della grande potenza italiana che ancora oggi non ha uguali se si considera la vastità delle produzioni, dell'automazione, delle tecnologie e del Know How generale.

I CAPITALI PUBBLICI oggi destinati alle singole entità produttive per la loro politica commerciale potrebbero domani servire a rafforzare in tutto il mondo l'imagine di un sistema paese importante, sano, serio ed efficiente. All'interno di questa cornice ogni azienda troverebbe terreno fertile per le proprie politiche e ricinoscimenti basati sull'immagione positiva di un sistema che funziona e garantisce. Nel giro di pochi anni l'Iatlia potrebbe ritrovare la sua funzione di leader su un mercato che va da Casablanca a Mosca, ma anche da New York alla Hong Kong.