Non voglio entrare troppo nei dettagli ma finchè la linea guida è quella di ridurre lo stato sono pienamente d'accordo. Un'esempio vissuto: per ottener il contributo regionale finanziato per l'internazionalizzazione delle aziende le spese per accedere a quel contributo, se calcoliamo anche il lavoro amministrativo interno necessario per adempiere a tutte le regole dettagliatamente descritte, ammontavano a circa il 15 % degli importi erogati. Senza considerare che per inserirsi nella tempistica e nei meandri burocratici delle operazioni di istrutoria la premessa era comunuqe la conoscenza di certe regole non facilmente accessibili all'imprenditore medio-piccolo sempre oberato da mille incombenze operative che lo impegnano giorno e notte.
Ma perchè devo consegnare all'ente pubblico una quota così importante dei miei introiti se i servizi offerti da questo ente sono poi calati dall'alto secondo criteri spessso inspiegabili, costosi e dispersivi?? E meno male che l'erogazione dei fondi nel nostro caso (in Emilia-Romagna) è stata puntuale.
Ma purtroppo spesso l'ente regionale inventa compiti che non sono produttivi per la comunità senza dover rendere conto a nessuno circa i risultati veri delle sue iniziative. Mi rifersco qui a un altro esempio vissuto, quello delle promozioni di prodotti agricoli all'estero. Tutti sono d'accordo che per collocare quanto produciamo c'è bisogno anche dei meracti esteri. Le regioni organizzano pertanto campagnie promozionali a favore della produzione locale. Ma non devono spiegare a nessuno quale tipo di ritorno i fondi impeganti danno. Senz'altro c'è un nugolo di funzionari e di consulenti che si gode le giornate nelle fiere e negli alberghi a 4 stelle ma che cosa viene raggiunto? Possiamo immaginarci che una promozione con un quantitativo non adeguato alle richieste delle centrali dei supermercati ed alla vastità dei mercati d'oltre'Alpe o d'oltre Oceano possa giustificare la spesa pur sempre importante di una siffatta campagna?.
Ma visto che i fondi ci sono spendiamoli. Rendiamoli visibili agli elettori della zona chce domani potranno di nuovo darci il voto. Spesso infatti l'unico risultato è quello dei resoconti giornalistici sui quotidiani locali che raccontano agli ignari contribuenti della presenza in fiera a Berlino o a Hong Kong e forse si racconta di un contatto con un buyer di quella città. Ristulati pratici zero! A questo fatto non possono porre rimedio neanche le rappresentanze sempre inutili delle regioni nelle varie capitali in giro per il mondo. Anche loro servono più che altro alle pubbliche relazioni che si traducono in viaggi spesati, ricevimenti, cene e poco altro.
Sono uno degli assertori della promozione e della pubblicità. Ma occorrono campagne preparate preofessionalmenbte con alle spalle una realtà produttiva e distributiva forte ed organizzata, possibiolmente nazionale, a base di marchi ben impostati e ben sostentuti dagli operatori del comprensorio o del paese.
Invece di disperdere in mille rivoli i tanti soldi che gli enti locali spendono (non dico investono) in promozione generica suggerirei operazioni che sostengono e migliorano l'imagine ITALIA ed il sistema Italia. Questo è il compito dei governi: creare con fondi pubblici le condizioni generali perchè il privato possa concentrare tutti i suoi sforzi alla soddisfazione del mercato, sicuro di essere ben appoggiato dall'azione incisiva che lo stato può dare ma il singolo medio-piccolo no.
Con meno investimenti otteremmo il triplo dei risultati e partendo della qualità di materie prime ottime e di prodotti finiti ecellenti potremmo soddisfare i milioni di consumatori in giro per i 200 paesi del mondo che ci aspettano e che finora sono statti raggiunti in minima parte. Siamo il paese dei milioni di partite IVA, se lo stato ci libera da lacci e lacciuoli raggiungeremo anche il duecentesimo paese di questo globo. Finora non raggiungiamo neanche i primi cinquanta.
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