In queste settimane del dopo Pasqua 2012 ci sono molte iniziative per capire dove sta andando e dove approderà questo nostro settore travagliato.
Il giorno 16 aprile presso la Regione E.R. in presenza del ministro Mario Catania si discuterà sugli strumenti per una nuova gestione nel mondo dell'ortofrutta ed il 19 aprile Fruitimprese riunisce a Roma in assemblea i soci per proporre nuove vie.
Non mi aspetto grandi cose e, sopratutto, non ho ancora sentito autocritiche, tutti danno le colpe agli altri: i produttori ai commercianti, i politici di oggi ai politici di ieri, i consumatori alle troppe speculazioni ed ai troppi anelli della catena distributiva.
Non c'è dubbio che sono i tempi ad imporre il ritmo e certamente il nostro settore questo passo non l'ha tenuto. E' rimasto indietro e ne porta le conseguenze.
Nel frattempo però la cosa più drammatica è il calo dei consumi anche di ortofrutta (in Itlia quasi il 10 percento dal 2000). Se a questo si aggiunge l'importazione che non conosce tregua si capisce che da troppi anni l'offerta supera la domanda.
A questa situazione non si può rispondere che con incisive azioni di marketing che però nessuno mette in pratica se si eccettuano quelle al ribasso della GDO.
Per vendere di più, sia in Italia che all'estero, occorrerebbero da un lato piani di marketing strategici ed operativi e forze di vendita raddoppiati e dall’altro lato forti investimenti in promozione e pubblicità. Per i piani ancora non esistono accordi, la forza vendita è in gran parte in panchina e la pubblicità la deve fare su chi ricade il profitto: il produttore in genere o il detentore del brand in particolare. Ma siccome quasi nessuna marca controlla quantitativi significativi a livello nazionale dovrebbero essere le organizzazioni professionali dei produttori, con o senza le rispettive O.P., a muoversi. Esse sono anche le uniche che fra capitali propri e quelli reperibili a Bruxelles avrebbero la forza d’urto sufficiente.
