domenica 28 ottobre 2012

Le radici lontane della forza dell'industria manifatturiera italiana

14 ottobre 2012

Quando in Italia l’economia era viva il sindacato aveva vita facile e con argomenti più o meno razionali riusciva a frustare sia gli imprenditori che i politici. La conseguenza era una continua, delle volte anche sproporzionata, crescita dei salari e dei diritti connessi. I giorni di ferie e di permessi  aumentavano,  le pensioni lievitavano, alla tredicesima veniva aggiunta la quattordicesima  mensilità ed i medici concedevano giorni di malattia a gogo.
Con l’aumentare degli oneri aumentava anche il costo orario di ogni lavoratore e pertanto anche di ogni unità di prodotto . Questo stato di cose spronava gli industriali a migliorare continuamente la produttività ed il metodo più logico era quello della meccanizzazione.

La fiera cesente MACFRUT pensata più per le macchine che per la frutta


Ho potuto seguire questo processo nel mio settore  dove negli anni ’50 il 90 percento delle lavorazioni venivano eseguite a mano mentre già negli anni ’60 ed ancora di più negli anni ’70 e ’80 l’introduzione di nuovi macchinari era all’ordine del giorno. Altri paesi non avevano ne un partito comunista ne un sindacato rosso altrettanto forte e non aveva questa spinta, questo sperone continuo nei fianchi.
Fatto sta che presto le industrie specializzate nelle macchine del settore iniziarono a vendere anche all’estero e spesso anche nei mercati d’oltremare. Nacque la grande tradizione dell’industria meccanica italiana e della presenza costante e qualificata delle macchine prima solo meccaniche e poi meccatroniche in tutto il mondo.

In Europa solo la Germania riesce a stare davanti ai prodotti italiani ma non di molte lunghezze. Lo sviluppo presente e futuro del settore, se ben partendo da posizioni avvantaggiate, subisce però fortemente l’arretratezza del sistema Italia ed ha iniziato ad arrancare. Se si è campioni di burocrazia, di sperperi e corruzione, di limiti alla concorrenza, di servizi bancari e finanziari inefficienti si capisce che non si può mantenere posizioni di testa. Handicap di questo peso ci relegano automaticamente nelle ultime posizioni.

L’unica mia speranza al momento è che, vista l’improvvisa  diffidenza della finanza internazionale verso l’enorme debito italiano,  l’opinione pubblica italiana guardi in faccia la realtà e trovi le soluzioni giuste per rimettere in carreggiata questo treno deragliato accettando i sacrifici necessari dopo anni di lassismo e trovando nuove vie per tornare a domare il proprio destino piuttosto lasciarsi sfruttare da competitor che non aspettano altro che veder affondare un temibile concorrente.

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